Posted by on Mar 9, 2016 in Articoli | 0 comments

Dalle tribù del nord America

Oltre alla passione nel trasformare materie prime improbabili per farne degli oggetti di design, arte o artigianato; mi porto dietro da moltissimi anni una grandissima curiosità verso lo stile di vita tribale, semplice nella sua forma, ma mai banale, in armonia con la natura, capace di sfruttare al meglio le proprie risorse aguzzando l’ingegno. Ero appena adolescente quando divoravo un libro sulla cultura tribale dei nativi nordamericani, affascinata, non tanto dalla struttura sociale poco rispettosa nei confronti delle povere squaw, ma dai loro metodi di produzione dei beni di prima necessità e di quanto l’arte nel creare un oggetto fosse tanto stimata. Avendo studiato moda, parte dei miei studi erano legati alla merceologia tessile, quindi ho acquisito informazioni sui vari telai e la storia della tessitura, a questo proposito, sapevate che la nascita delle schede perforate precede di molto quella dei computer? Già nel 1725 Basile Boucon usò rotoli di carta perforata su telai per regolare il motivo ornamentale da riprodurre sulla stoffa, cosa che fu perfezionata nel 1801 da Joseph Jacquard. Quindi mentre i miei studi arricchiscono le mie passioni, mi sono costruita un telaio tribale con cui tessere strisce di tovaglie e lenzuola, questa volta l’invenzione non è mia, ma è una tecnica di largo utilizzo in zone rurali degli Stati Uniti ed ero curiosa di sperimentarla. La domanda che mi sono posta è stata: posso considerare questa cosa ecodesign? “Eco” sicuramente, “design” forse un po’ meno, ma quando si inscatolano i concetti, la creatività viene repressa, soffocata da terminologie limitanti, non credo comunque metterò mai uno di questi tappeti in una esposizione, ma questi intrecci di stracci parlano più di molte mostre, incontrano gente comune, nelle strade e nei mercatini dove vado a fare “show di tessitura”, non vendo nulla, questi tappeti costerebbero una fortuna se si considerassero tutte le ore lavoro per finirne uno, ma questi stracci intessuti sono un’opera concettuale che incontra la gente comune per dare speranza.   Sì, perchè nei miei viaggi ho incontrato migliaia di persone dalle vite consumate da un modo di vivere logorante, oppure macchiate da scelte che hanno portato a conseguenze tali da marchiarne l’esistenza. Errori che, come una macchia di vino rosso su di una tovaglia bianca, non passano inosservati. Nasciamo tutti con una tovaglia bianca, a volte il vino lo facciamo cadere noi, a volte lo fanno cadere gli altri, spesso spendiamo la vita a cercare il detergente giusto per rimuovere l’orrore, e non facciamo altro che rendere la nostra tovaglia, lisa, opaca, fragile e strappata. Questo telaio mi ricorda tantissime persone che, quando pensavano che la loro esistenza fosse oramai inutile, quando erano convinti di essere solo uno scarto, hanno guardato in alto, hanno dato i frammenti della loro vita a Dio, là dove loro avevano scritto la parola “fine” lui ha scritto “nuovo inizio”.
I riciclo per me non è solo un impegno etico, ma nei suoi principi è celata una bellezza spirituale che riempie di speranza, di gioia e di Dio, perchè Gesù Cristo è il sommo artista delle seconde opportunità.

 

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